Cosa sono le opzioni classiche?

Le opzioni binarie sono uno strumento di investimento speculativo che con il tempo, nonostante lo scetticismo e un meccanismo certamente sui generis, hanno acquisito una certa dignità. Chi pensa al trading binario come una “invenzione ex novo” degli ultimi anni, creata a uso e consumo degli investitori retail e della gente comune, si sbaglia.

Le opzioni binarie, infatti, sono frutto di un processo di trasformazione. Anzi, di semplificazione. I “genitori” delle opzioni binarie, o il loro fratello maggiore che dir si voglia, sono le opzioni classiche. Queste sono ovviamente ancora in circolazione e godono di un mercato ben frequentato è molto liquido. Sono però più complesse, quindi è raro, molto raro, che un broker “binario” qualsiasi le metta a disposizione degli utenti.

Vanno tuttavia conosciute poiché il passaggio alle opzioni classiche è sempre possibile, soprattutto se è stata accumulata abbastanza esperienza per tentare una sorta di processo evolutivo.

Opzioni classiche definizione

Le opzioni classiche sono degli strumenti speculativi simili alle binarie che, in aggiunta, offrono svariate possibilità. Se nelle opzioni binarie, come rivela il loro stesso nome, l’utente può puntate su un avvenimento a “due alternative”, chi trada con le opzioni classiche ha un margine di azione molto più elevato.

Nello specifico, l’investimento sulle opzioni classiche consente di guadagnare quando la previsione si avvera (come nel trading binario), può guadagnare scambiando l’asset proprio come se fosse un asset a se stante. Può infine, ritirarsi e godere del profitto prima che il trade raggiunga il termine di scadenza.

Opzioni classiche e binarie: altre differenze

Come già accennato, la differenza più importante riguarda il numero di possibilità, che nelle classiche è molto più alto. Un vantaggio da prendere seriamente in considerazione, però, sta nella redditività. Nelle opzioni binarie, il rendimento è stabilito a priori del broker e tale rimane. Nelle opzioni binarie, a decidere è il mercato.

Non solo, è potenzialmente illimitato. Il rendimento, infatti, è influenzato pesantemente dalle performance. Se per esempio si investe su un aumento del prezzo, il rendimento finale sarà direttamente proporzionale all’entità dell’aumento.

Fin qui, tutto bene. Ovviamente c’è un ma. Lo svantaggio più grande consiste nella complessità. Le variabili in gioco sono molte, il meccanismo trascende quello semplice e intuitivo delle opzioni binarie classiche. Queste, infatti, possono equiparate, in quanto a difficoltà di approccio, a qualsiasi altro mercato (Forex, azionario, obbligazionario, delle commodity etc.). Vanno quindi prese con le pinze, e arrivarci dopo tanta esperienza.

Money Management: cos’è e a cosa serve

money management

Il mercato delle opzioni binarie viene considerato sui generis, eccentrico, al di fuori del perimetro del trading propriamente detto. Non è così. Nel trading binario si ravvisano la stragrande maggioranza delle dinamiche apprezzabili negli altri mercati.

Un esempio è dato dal money management. Questo insieme di tecniche, che è poi una disciplina e, perché no, un approccio, rappresenta un elemento fondamentale anche per i trader delle opzioni binarie. Altro che giocatori d’azzardo, quindi! I trader binari per gestire al meglio il capitale devono operare scelte oculate, funzionali al raggiungimento degli obiettivi.

Money management cos’è

La definizione più esaustiva di money management è la seguente: insieme di tecniche di gestione del denaro e di controllo del rischio. In buona sostanza, si prendono due variabili impazzite, come il capitale e il rischio, e li si “addomestica”, in modo che, come minimo, non intralciano la strada tra il trader e il profitto.

Per farsi un’idea approfondita, è bene chiarire quali sono le principali questioni che ruotano attorno al concetto di money management,

  • Il sizing delle varie operazioni (capitale investito su singola opzione, o trade).
  • Il calcolo della perdita massima ammissibile su ogni operazione
  • Il calcolo della perdita massima ammissibile in un dato arco di tempo, che può essere una settimana piuttosto che un mese
  • La definizione degli obiettivi di guadagno e relativa divisioni in minimi, medi e massimi.
  • Definizione degli stop loss (questo vale solo per il Forex).

Lo scopo del money management è limitare le perdite? Non solo. E’ l’unica disciplina che consente l’eliminazione dell’elemento fortuna/sfortuna. In verità, la dea bendata e la malasorte non abbandonano mai il trading, come qualsiasi altro aspetto della vita. Certo è che il management ne limita enormemente gli effetti.

Non è un caso, quindi, che tale disciplina venga praticata in modo assiduo dai trader professionisti. I principianti, però, spesso non vengono istruiti alla sua importanza e finiscono per trascurarla completamente.

Il money management e le opzioni binarie

Le opzioni binarie presentano alcuni tratti specifici in grado di incidere sulle dinamiche del money management. Il riferimento è in particolare ai rimborsi e ai rendimenti. La verità è che con le opzioni binarie è facile gestire il capitale perché, molto banalmente, il trader sa prima ancora di investire quanto più perdere e quanto può guadagnare. Lo sa con assoluta certezza, e per due motivi.

Uno, il rendimento e i rimborsi vengono diffusi prima di iniziare il trade.

Due, il trading binario è, per l’appunto, binario. O si vince o si perde, non ci sono soluzioni intermedie. Ciò riduce molto la difficoltà nel prevedere e nello stimare gli esiti.

ATR: l’indicatore perfetto per la volatilità?

atr

ATR è l’acronimo di Average True Range. E’ un indicatore deputato alla misurazione della volatilità, argomento che i trader delle opzioni binarie (come di qualsiasi altro mercato) non possono permettersi di trascurare. Nonostante i messaggi pubblicitari suggeriscano diversamente, le speranze di profitto non vanno affidate a un sistema piuttosto che un altro, o esclusivamente a un robot. Bensì, alla propria attività di studio e analisi. La quale, appunto, ha tra gli oggetti d’indagine proprio la volatilità.

Indicatore ATR: cos’è

L’ATR ha alle spalle una quarantina d’anni. E’ stato infatti inventato dal leggendario trader James Welles Wilder. E’ un indicatore “di massa”, entrato ormai stabilmente nelle preferenze dei trader e, soprattutto, della dotazione delle principali piattaforme.

l’ATR si basa sul True Range, un elemento che corrisponde al valore più elevato tra i seguenti:

  • Differenza minimo e massimo del periodo attuale.
  • Differenza tra il massimo del periodo attuale e la chiusura del periodo precedente.
  • Differenza tra il minimo del periodo attuale e la chiusura del periodo recedente.

Lo scopo dell’ATR è fornire al trader un’idea dell’interesse del mercato intorno a un asset. Se l’ATR è alto o in crescita, l’indicatore restituisce una certa volatilità. Viceversa, se l’ATR è basso, o in rapido calo, suggerisce il perpetrarsi di una fase laterale.

Dal punto di vista pratico, l’ATR si rivela spesso molto utile per valutare i livelli di ingresso e uscita del mercato.

L’utilizzo dell’ATR

In realtà, da solo l’ATR non è in grado di produrre segnali di vendita o acquisto. D’altronde, si limita a dare informazioni di massima sulla volatilità. Dice se un asset è in quel dato periodo volatile o meno, senza dire nulla su un eventuale rottura del trend, continuazione etc.

Dunque, a che serve? La risposta è semplice: come supporto. Nello specifico, come supporto agli indicatori che segnalano in maniera chiara i livelli di ingresso e di uscita. Tra i “compagni” più fedeli dell’ATR spicca l’ RSI, il Relative Strength Indez.

L’utilizzo combinato non è molto difficile. In estrema sintesi, l’ATR rafforza i segnali di inversione di tendenza quando, in corrispondenza di ipercomprati o ipervenduti (dati dall’ RSI), restituisce valori elevati. Insomma, se la volatilità si accentua nelle fasi di ipersell o iperbuy, il segnale viene rafforzato.

Il calcolo dell’ATR è molto complicato, in quanto è necessario effettuare delle medie ponderate. Tuttavia, non ci sono problemi da questo punto di vista. Molte piattaforme, infatti, lo offrono bello e pronto, in modo che possa essere impostato e utilizzato in tempi brevi.

Trading Binario: gli errori da non fare

scegliere broker opzioni binarie

Il trading binario è un’attività complicata, che nonostante il contenuto di alcuni messaggi pubblicitari nasconde parecchie insidie. Guadagnare non è poi così automatico. Anzi, se non si presta attenzione e non si seguono certi accorgimenti, è facile perdere il proprio capitale in brevissimo tempo. Purtroppo, molti trader principianti giungono impreparati all’appuntamento con il mercato reale e compiono errori che, pur essendo davvero evitabili, si rivelano potenzialmente catastrofici. Ecco una lista degli errori più comuni e da non fare.

Trading ed errori psicologici

Soccombere alle emozioni. Le emozioni sono il più grande nemico del trader. Spesso il trader, nell’immaginario collettivo, è considerato come una figura creativa, che fa del coraggio e dell’azzardo il suo punto di forza. Non è affatto così. Il trader di successo è colui che agisce in modo freddo e razionale. D’altronde, è logico: le emozioni compromettono la lucidità, quindi spingono a compiere scelte imprudenti.

Crederci troppo. La convinzione rischia di fare brutti scherzi. E’ vero che le emozioni negative, come la paura, possono incidere profondamente sulle performance, ma ciò vale anche per le emozioni positive, come l’eccessiva sicurezza in se stessi. Di nuovo, il rischio è commettere azioni imprudenti.

Pensare che sia facile. E’ l’errore in assoluto più frequente. E’ un must per i principianti, soprattutto per quelli che si approcciano al trading dopo esser stati catturati da una bella landing page. Non c’è errore più grande che sottostimare la pericolosità del trading binario. E’ vero, si possono fare molti soldi, ma si tratta pur sempre di investimento speculativo. E poi, nel trading come nella vita, nessun pasto è gratis.

Trading ed errori tecnici

Non studiare. Lo studio è un elemento di fondamentale importanza. Si deve studiare prima e durante. Prima, per giungere preparati al mercato reale. Occorre aver maturato nozioni teoriche e, se possibile, pratiche (magari grazie alle demo). In caso contrario, il trading diventa un’attività solo poco meno rischiosa del gioco d’azzardo. Dopo, per aggiornarsi sulle nuove strategie.

Non fare l’analisi tecnica. Questa pratica consente di tradare con cognizione di causa, conoscendo esattamente la fase che sta attraversando il mercato e avendo una pur pallida idea di cosa farà nell’immediato futuro. Ciò vale per qualsiasi tipo di trading, opzioni binarie incluse.

Non praticare il money management. Sapere quanto è possibile perdere in un singolo trade vuol dire sapere quando ci si deve fermare. Se non lo si decide prima, il rischio è di trovarsi a scegliere nel bel mezzo della bufera, mentre si trada. Non è mai una cosa saggia (vedi il primo consiglio).

E’ meglio il trading automatico o il trading manuale?

Alcuni broker offrono la possibilità di investire con il trading automatico. Si tratta di una modalità molto particolare, che solo di recente si è diffusa anche presso i trader retail, e di conseguenza la gente comune. Stando al messaggio pubblicizzato dai broker, le promesse del trading automatico sono numerose e impegnative. Si promettono, in estrema sintesi, guadagni più facili e senza fatica. Ciò è vero, ma solo in parte. C’è infatti il classico “ma”.

Cos’è l’autotrading

Per il trading automatico si intende quella modalità di investimento che si avvale di software in grado di eseguire gli ordini al posto del trader. In buona sintesi, l’operatività viene totalmente delegata alla macchina. Quest’ultima agisce secondo una serie di imput che, ovviamente, vanno impostati in un momento precedente.

I pregi di questa modalità sono evidenti. In primo luogo, riduce la fatica. Chi fa trading, e soprattutto chi fa trading veloce, sa che svolgere un’attività di trading in maniera intensiva e continuata richiede molte energie fisiche. Ma se l’operatività è demandata a un software, allora la fatica si riduce drasticamente: il trader analizza il mercato, elabora una strategia e imposta i settaggi, certo, ma poi può semplicemente “riposare” e godere dei frutti del suo lavoro.

Il secondo vantaggio del trading automatico ha a che fare con la pressione emotiva. Buona parte delle emozioni in grado di compromettere le capacità decisionali emerge proprio durante l’operatività, quando si devono prendere decisioni in un lasso di tempo molto breve. Come abbiamo già spiegato, il trader non partecipa all’operatività e quindi evita lo stress emotivo.

I contro dell’autotrading

Ci sono ovviamente anche degli svantaggi. Il primo consiste in un rischio importante. L’operatività è gestita dalla macchina, il trader quindi non se ne occupa. Il computer, insomma, lavora per conto proprio. Ma cosa succede se avviene un errore di connessione o la piattaforma crasha, magari proprio mentre si sta per attivare uno stop loss? I danni sono inimmaginabili. Da qui, la necessità di associare al trading automatico alcuni strumenti, che possono essere anche molto costosi. Il riferimento è ai VPS, dei server esterni che garantiscono copertura e stabilità.

Un altro svantaggio riguarda il controllo del rischio. E’ ovvio, se il trader è assente, la situazione non è propriamente sotto controllo. Secondo alcuni, è il giusto pregio da pagare per quanto di buon offre il trading automatico: efficienza, risparmio di energie mentali, possibilità di tradare in maniera ininterrotta.

Petrolio: come sta andando il taglio della produzione?

Come sta andando il taglio della produzione di Petrolio? E’ una domanda che dovrebbero porsi i trader delle opzioni binarie, soprattutto coloro che tradano spesso con l’oro nero. Negli ultimi mesi il petrolio è stato oggetto delle speculazioni degli analisti, nonché di incessanti negoziazioni: l’obiettivo dell’Opec era favorire una drastica riduzione della produzione in modo da riportare il prezzo del barile a un prezzo più consono. A Vienna, dopo interminabili discussioni, era stato aggiunto un accordo. I paesi produttori di petrolio lo stanno onorando?

Produzione del petrolio: tagli

La risposta è sì. A dirlo è un recente report dell’AIE. L’accordo è in vigore da poco più di un mese ed è stata già registrata una clamorosa riduzione della produzione. Per la precisione, ogni giorno si producono 1,04 milioni di barili in meno. L’obiettivo è un taglio di 1,16 milioni della produzione giornaliera. Si può affermare, quindi, che il 90% del lavoro è stato fatto. E’ un risultato eccezionale, se si pensa che in occasione dell’ultimo accordo Opec, targato 2009, ci vollero due mesi per raggiungere l’80% degli obiettivi. Si tratta, inoltre, del taglio più veloce e più profondo mai registrato nella storia della produzione petrolifera.

Questi i dati aggregati. Se si guarda però alle prestazioni dei singoli paesi, si scopre che alcuni paesi hanno fatto peggio di altri. Tra i primi della classe, certo un po’ a sorpresa, Arabia Saudita, Qatar e Angola, che hanno tagliato addirittura più del dovuto. I più indisciplinati, o semplicemente ritardatari, sono l’Iraq, che ha tagliato la metà di quanto si attendeva, gli Emirati Arabi Uniti, che hanno effettuato un taglio del 40% e il Venezuela (18%).

Tra i paesi non Opec si registrano risultati discordanti. Complessivamente, sono artefici di un certo ritardo: avevano promesso un taglio di 558mila e invece hanno tagliato solo 269mila. Tuttavia, fa ben sperare il ritmo della Russia, che dovrebbe raggiungere l’80% dei tagli promessi entro due mesi.

Il prezzo del petrolio

Alla luce di questi numeri, non stupisce che il prezzo del petrolio stia salendo, tornando finalmente a livelli normali. L’obiettivo è una media di 65 dollari. Non siamo vicini ma nemmeno troppo lontani. Il WTI oggi costa 53,5 dollari mentre il Brent registra 56,7 dollari. Se si considera che solo un anno fa sono stati sfiorati i 30 dollari, non si può che plaudere a questo risultato.

Il peggio è passato, certo, ma è ancora troppo presto per cantare vittoria.

StockPair: il broker con il rendimento più elevato

Stockpair

Nel panorama dei broker per opzioni binarie, StockPair si posiziona ai primi posti. E’ un broker innanzitutto affidabile e onesto. A dimostrarlo, oltre al parare di migliaia e migliaia di utenti, la licenza erogata dalla Cysec, uno degli organismi di regolamentazione più importanti del mondo. A stupire è però il rendimento medio, che supera di gran lunga quello degli altri broker. Di seguito, una descrizione del broker StockPair.

I vantaggi di StockPair

StockPair è un broker in forte ascesa. Il motivo risiede nell’offerta, che è veramente ampia. E’ possibile tradare con sottostanti di diverso tipo: coppie valutarie, materie prime, indici e azioni. Tra le coppie spiccano il dollaro australiano-dollaro statunitense; l’euro-sterlina; l’euro-yen; l’euro-dollaro, lo sterlina-yen; lo sterlina-dollaro; il dollaro-franco svizzero; il dollaro-yen. Tra le materie prime, invece, spicca l’oro, l’argento, il greggio e il gas.

StockPair è un broker onesto, in grado di operare in sinergia con gli utenti. Lo dimostra la politica dei bonus, ben diversa da quella dei concorrenti, in genere incentrata sul sensazionalismo. Il broker, infatti, contratta individualmente i bonus con i nuovi utenti, in modo da soddisfare al meglio le loro esigenze.

E’ inoltre uno dei pochi a offrire il Pair Traiding, un’operazione che pone in competizione due asset differenti, uniti da un rapporto di correlazione forte. E’ una pratica che consente, se eseguita con accortezza, di conquistare grandi guadagni.

Tra le pratiche più interessanti, spicca anche Early Closure, che consente di vendere una opzione prima della sua scadenza. Ciò permette ai trader di “passare” la patata bollente, in modo da limitare o annullare le perdite.

Le condizioni economiche di StockPair

Il deposito minimo iniziale è piuttosto basso: 200 euro. Ciò consente anche alla gente comune di iniziare a tradare e guadagnare fin da subito. Anche perché Stockpair mette a disposizione rendimenti elevati. La media è dell’86%, ma se si utilizzano opzioni rischiose la percentuale può salire fino al 350%. Il trade minimo, poi, è veramente contenuto: è possibile erogare un ordine con appena 5 euro.

Se proprio si deve trovare un difetto, è possibile citare l’assenza delle Demo. Gli aspiranti trader, i principianti, sono costretti ad acquistare fin da subito un account reale. Questo difetto è però smorzato dalle condizioni economiche vantaggiose, e dalla possibilità di iniziare a tradare con un capitale davvero risicato.

Si segnala, inoltre, l’assenza del rimborso. A differenza di altri broker, se il trade fallisce non si viene minimamente rimborsati della perdita.

OptionBit: il broker giusto per iniziare

optionbit

OptionBit è un broker affidabile, in grado di venire incontro alle esigenze dei trader sia dal punto di vista economico che da quello operativo. I costi sono minimi, le operazioni di prelievo e deposito molto semplici. In più, offre una grande quantità di materiale formativo, che rappresenta uno strumento utile per trasformare un semplice interesse in una attività redditizia, quindi per preparare gli aspiranti trader al trading reale. Ecco cosa offre nello specifico OptionBit.

L’offerta di OptionBit

OptionBit consente di investire su vari sottostanti. Sono disponibili le valute, le materie prime, gli indici e le azioni. Per quanto riguarda le valute si segnala la presenza delle coppie più redditizie: euro-dollaro, sterlina-dollaro, dollaro-franco svizzero, dollaro-dollaro canadese, dollaro australiano-dollaro, euro-yen, sterlina-euro. Per quanto riguarda le materie prime, invece, si segnalano il petrolio (Brent), il greggio, il rame, l’oro, il platina, l’argento, lo zucchero, il caffè.

Le condizioni economiche sono vantaggiose. I rendimenti, infatti, possono raggiungere l’86%. Il deposito minimo è alla portata di chiunque: 200 euro.

Tra i pregi di OptionBit spicca l’aver creduto per primo al trading automatico. Offre infatti strumenti integrati per l’autotrading, e nello specifico di robot molto facili da utilizzare e performanti.

L’accento va posto anche sul materiale informativo, che comprende video-corsi, ebook, programmi di formazione. In virtù di tutto ciò, OptionBit si presenta come una delle migliori risorse per imparare a fare trading binario, per intraprendere una carriera in questo affascinante mondo.

Si segnala, infine, la presenza di una piattaforma proprietaria. Questa è molto accessibile, ha una interfaccia semplice ed è molto rapida.

Opzioni binarie con OptionBit

Tra i punti di forza di OptionBit spicca l’offerta di opzioni binarie. Sono a disposizione svariate tipologie.

La più utilizzata è la tipologia “digital”, che consente di puntare sull’aumento o sul decremento del prezzo a una data scadenza. In altri contesti questa tipologia è nota con il termine “ALTO/BASSO”.

Molto interessanti sono le opzioni binarie “range”, che offrono un rendimento minore ma più elevate garanzie di vittoria. Il trader punta sul fatto che il prezzo, alla scadenza, sia posizionato all’interno di un dato intervallo.

Le opzioni binarie “touch”, invece, consentono al trader di “scommettere” sul raggiungimento di un dato prezzo nell’arco di tempo compreso tra l’erogazione dell’ordine e la scadenza, a prescindere dal prezzo che verrà registrato alla scadenza stessa.

Infine, le opzioni binarie “turbo”. La loro particolarità risiede nella scadenza, che è veramente breve: dai 60 secondi ai 5 minuti.

A cosa serve il grafico Heiken Ashii

Non esistono solo il grafico a linee, a barre e a candele. Esiste anche il grafico Heiken Ashii, evoluzione di quest’ultimo. E’ frutto di una intuizione dei trader giapponesi, che hanno pensato a un approccio diverso per rappresentare i prezzi e i volumi. Un approccio che offre a chi lo utilizza uno strumento di fondamentale importanza per un’analisi tecnica veramente efficace. La caratteristica principale dell’Heiken Ashii è la sua “pulizia” e nello specifico la pulizia dai falsi segnali… E tutti i trader sanno quanto possono essere pericolosi i falsi segnali.

Il grafico Heiken Ashii

Esteticamente, sembra non esserci differenza tra il classico grafico a candele e il grafico Heiken Ashii. In realtà, in quest’ultimo le candele non rappresentano solamente il prezzo ma sono il risultato di un calcolo abbastanza complesso. Alla fine di questo calcolo, le candele risultano “mondate” dai rumori di fondo, e nello specifico dai movimento di prezzi improvvisi e fuori trend. Le candele vengono calcolate in questo modo.

Chiusura = (Apertura + Massimo + Minimo + Chiusura) / 4
Apertura = (AperturaHA[1] + ChiusuraHA[1]) / 2
Massimo = Max (Massimo, Apertura, Chiusura)
Minimo = Min (Minimo, Apertura, Chiusura)

I trader possono tirare un sospiro di sollievo. Questi calcoli vengono eseguiti dalla piattaforma, laddove venga messa a disposizione la possibilità di utilizzare il grafico Heiken Ashii.

Ad ogni modo, l’elemento di rottura, che è poi il principale merito di questo grafico, è la sua capacità di correggere il già efficiente candlestick. Il trader, quindi, non è più costretto a fare i conti dai movimenti non significativi sul piano del trend. Si evince che l’Heiken Ashii consente di fare due cose.

Uno, di comprendere già a occhio nudo se un trend esiste e in che direzione si sta muovendo. Due, produrre stime più affidabile circa i prezzi nel breve e medio termine.

Stretegie Heiken Ashii

Il grafico Heiken Ashii può essere utilizzato come indicatore in sé, oppure per una rapida ed efficace analisi grafica. Una strategia che è possibile mettere in pratica con relativa semplicità consiste nell’individuazione dei supporti e delle resistenze. Nello specifico, in questo particolare grafico, i livelli di chiusura e di apertura possono essere considerati come supporti e resistenze.

Un segnale molto affidabile che scaturisce da questo approccio è il seguente: se a una candela rossa succede una candela verde, è imminente un trend positivo (e viceversa). Il motivo di ciò è semplice: i movimenti “fuori trend” non vengono calcolati quindi.. Sì, è tutti oro ciò che luccica.

Analisi dei volumi: perché è utile, come eseguirla

L’analisi dei volumi è uno strumento molto utile. Consente, infatti, di recepire i segnali del mercato e di ottenere informazioni circa i movimenti che i prezzi compieranno in futuro. L’analisi dei volumi in alcuni casi è persino più efficace degli indicatori, nonostante una difficoltà d’utilizzo più elevata.

Il concetto di volume

Il volume corrisponde al valore totale degli scambi. Da un certo punto di vista, offre una panoramica dell’interesse che gli investitori provano per un dato asset, a prescindere dall’esistenza di un trend o dalla direzione di quest’ultimo.

Il volume è reso graficamente mediante degli istogrammi. Nel grafico a barro, è raffigurato come una linea verticale posizionata sotto il prezzo. Nel grafico a candele, è “disegnato” sotto le chiusure.

Il volume si muove in base a dei modello distinti, proprio come suggerisce l’analisi tecnica. Molto banalmente, il volume, dato un preciso stimolo, reagisce sempre allo stesso modo (questa è  la teoria, nella pratica è un po’ diverso).

In linea di massima, si può affermare che prezzo e volume sono due valori in rapporto di proporzionalità diretta. All’aumentare dell’uno, aumenta anche l’altro. Al diminuire dell’uno, diminuisce anche l’altro.

Può capitare, e nemmeno troppo raramente, che la proporzionalità sia inversa o che la correlazione appaia causale. In questo frangente, è necessario verificare la presenza dei seguenti casi particolari.

Prezzi e volumi

I prezzi salgono, i volumi scendono. Questa speciale combinazione suggerisca un evento importante: l’inversione di rotta è imminente. Il segnale è più forte se l’asset sfiora un minimo o un massimo.

I prezzi salgono, i volumi scendono, ma dopo un trend negativo. In questo frangente, il rafforzamento è illusorio e il trend positivo fa fatica a iniziare.

I volumi salgono, il prezzo super resistenze o supporti. In questo frangente, tutti i segnali – siano essi di inversione o di continuazione – si rafforzano.

I prezzi aumentano a un ritmo più veloce di quanto non facciano i volumi. Il segnale suggerisce una inversione di rotta, anche se non imminente.

I prezzi salgono, i volumi salgono poi infine crollano a un ritmo sostenuto. Tale fenomeno è detto “selling climax” e suggerisce una inversione di trend.

I prezzi toccano il il minimo relativo, i volumi diminuiscono con gradualità. Il segnale è rialzista.

I prezzi salgono abbastanza velocemente dopo un trend ribassista, volumi in aumento. Questa combinazione implica che il trend ribassista si è definitivamente concluso. Dopo tale fase, i prezzi si muovono in laterale.