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Il prezzo del petrolio nell’era Trump: il parere degli analisti

La presidenza Trump rischia di mettere in discussione molte certezze e di dare il via a un nuovo corso economico e finanziario. E’ inevitabile: in questo processo verranno coinvolti anche i mercati. Anche perché le sue scelte segneranno una forte discontinuità con l’amministrazione Obama.

Lo scenario deve essere dunque valutato con attenzione dai trader, compresi quelle delle opzioni binarie: la politica trumpiana rischia di influenzare nettamente i prezzi di alcuni sottostanti frequentemente utilizzati. Uno su tutti, il petrolio. L’oro nero potrebbe intraprendere un percorso del tutto diverso da quello previsto, dal momento che le previsioni erano stato effettuate sulla base di una Hillary Clinton vincitrice.

Il petrolio oggi

Il prezzo del petrolio vive una fase di discesa più o meno costante da molto tempo, spinta al ribasso da due fattori: la riduzione della domanda, l’aumento della produzione – acuitosi con la rimozione dell’embargo all’Iran. Attualmente, nella giornata del 10 novembre, il Brent viene scambiato a circa 46 dollari al barile, sebbene abbia toccato il minimo da agosto a 44,40 dollari. Il greggio, invece, fa segnare un comunque basso 44,99.

Le pressioni ribassiste del petrolio sono date dalla difficoltà nella definizione degli accordi Opec. Dopo una iniziale euforia, il prezzo ha esaurito le sue velleità rialzista a causa degli ostacoli, forti e da un certo punto di vista strutturali, che i produttori hanno disseminato nel percorso negoziale.

Questo sembra quindi un buon momento per investire in opzioni binarie al ribasso a scadenze medio lunghe. Su StockPair è possibile investire su opzioni binarie petrolio con scadenze fino ad 1 anno.

Il petrolio con Trump

Per quanto riguarda l’andamento dei negoziati, la presidenza Trump è un’incognita. Certo, in campagna elettorale si è dimostrato davvero duro contro alcuni paesi che, guarda caso, sono produttori ma è impossibile stabilire un confine tra propaganda e reale convinzione politica.

L’amministrazione Trump, tuttavia, sarà certamente caratterizzata da due svolte, le quali incideranno profondamente sul prezzo del petrolio in senso rialzista.

In primo luogo, si segnala la “passione smodata” del nuovo presidente americano per le fonti di energia tradizionali, tra cui c’è il Petrolio. Suscita scalpore e lo susciterà ancora più in un prossimo futuro il suo approccio negazionista al tema del riscaldamento globale. E’ lecito aspettarsi, quindi, che la domanda di petrolio, almeno negli Stati Uniti aumenterò, poiché calerà l’apporto nei consumi energetici delle fonti rinnovabili.

Secondariamente, Trump si è dichiarato contrario all’apertura dell’Iran. Ufficialmente per motivi politici, ufficiosamente per motivi economici. Un Iran privo di embargo, infatti, vuol dire aumento dell’offerta del petrolio e calo dei prezzi. Anche in questo caso, è lecito pensare che gli Usa metteranno i bastoni tra le ruota al paese asiatico, cercando di ridurre in questo modo la produzione globale di petrolio.

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