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Materie prime: il 2017 anno della svolta?

Il 2015 è stato l’anno nero delle commodity. L’anno successivo, ossia quello attuale, le materie prime hanno finalmente invertito la rotta, incamminandosi su un sentiero inizialmente moderatamente rialzista poi decisamente rialzista.

E’ sufficiente guardare alle vicissitudine del petrolio, che dopo il baratro, e grazie a un pesante taglio della produzione, è riuscito a risalire. Certo, vi è anche lo zampino della Cina, che ha stimolato nuovamente la domanda dopo un paio di anni caratterizzati da un atteggiamento più ambiguo.

Ad ogni modo, sarà il 2017 l’anno del boom delle materie prime. Ne è certo Goldman Sachs, che suggerisce, a breve, l’inizio di un forte ciclo rialzista. Una opinione, questa, che si è concretizzata nella decisione di stabilire il target a tre mesi sul 9%, il target a sei mesi sull’11%.

Materie prime: le ragioni dell’ottimismo

Cos’ha fatto cambiare idea agli analisti? Quali sono i fattori che hanno sparigliato le carte in tavola? La banca d’affari americana punta sulla questione inflattiva: l’economia ha lanciato chiari segnali circa un aumento dell’inflazione e questo indica un miglioramento delle vendite delle materie prime. Goldman Sachs suggerisce poi sull’effetto traino del petrolio, che sembra ormai puntare con decisione al trend rialzista.

Il team di Jeffrey Currie, poi, afferma che a spingere le materie prime vi sarà l’ampio margine non sfruttato nel 2016. Questo doveva essere l’anno del rimbalzo dopo il crollo del 2015 e invece la crescita è stata anemica, moderata. Semplicemente, il mercato recupererà in fretta il ritardo sul fronte “rimbalzo”, aggiungendoci magari gli interessi.

Materie prime: un grazie alla Cina

Goldman Sach ha paventato un certo ottimismo, assegnando al rialzo del prezzo delle materie prime un ruolo di panacea. Materie prima acquistate a un prezzo sempre più alto, infatti, incoraggiano la stabilità finanziaria poiché causano un aumento dei rendimenti in tutti i settori. Insomma, rappresentano un boost efficacissimo contro le spinte deflattive, che appaiono come il male principale di questo tempo.

Uno sguardo fiducioso la banca d’affari lo riserva alla Cina, che ha deciso di porre un freno, per quanto leggero, alla politica di “occidentalizzazione” dell’economia. Insomma, il gigante asiatico riprenderà ad aumentare la sua produzione e questo non può che fare bene al mercato delle materie prime. A ringraziare sono soprattutto i paesi che le materie prime le chiedono, come quelli asiatici, l’Australia etc. Insomma, si può guardare, limitatamente all’argomento commodity, con più ottimismo al 2017.

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